Pasticceria storica a Rovigo

Pasticceria Sanremo: dalle origini ai giorni nostri

In questa pagina ci occuperemo di descrivere la pasticceria storica di Rovigo, la pasticceria Sanremo. Qui potrete scoprire la storia di questa pasticceria storica di Rovigo dalle origini fino ai giorni nostri, ripercorrendo la vita del suo fondatore, il maestro pasticcere Olindo Meneghin. Ben presto scoprirete come la pasticceria Sanremo non sia solo una pasticceria storica di Rovigo ma anche una realtà con un importante riconoscimento internazionale per la produzione di dolci, in particolare dei lievitati.

Olindo Meneghin nacque a Candiana, in provincia di Padova nel lontano 16 agosto 1921. Il padre, Narciso Meneghin, classe 1897, combatté la prima Guerra Mondiale e per i meriti di guerra ricevette il titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto. Narciso Meneghin lavorò finché gli fu possibile allo zuccherificio di Pontelongo. La madre di Olindo, Romilda Patella (anch’essa di Candiana e anch’essa della classe 1897) faceva la casalinga e lavorava come sarta quando gli impegni familiari glielo concedevano sebbene la cura dei sei figli occupasse la maggior parte del suo tempo.
Olindo fu il primogenito di Narciso e Romilda, la sua carriera lavorativa fatta di sacrificio e soddisfazioni iniziò a soli 14 anni quando decise di imboccare la via che avrebbe caratterizzato tutta la sua esistenza. Nel 1935, Olindo iniziò a lavorare come garzone in pasticceria di Pontelongo dove impara rapidamente il mestiere e raffina le sue capacità innate. Per tutta la sua vita Olindo svolgerà la professione di pasticcere con grande passione, divenendo un personaggio celebre nel settore, conosciuto per l’eccellenza dei suoi prodotti e per la sua pasticceria storica a Rovigo.
Nel 1939, a soli 18 anni, Olindo lascia però la pasticceria di Pontelongo per trasferirsi a Padova dove trova occupazione in rinomate pasticcerie che hanno lasciato il segno nella tradizione pasticcera del Paese. Trova quindi un primo impiego da Colussi e in un secondo momento si sposta da Baessato.
Tuttavia, la crescita professionale di Olindo, cosi come quella di molti altri giovani italiani, sarà destinata a interrompersi con l’inizio dello scontro bellico. Come anni prima era successo a suo padre, anche Olindo viene chiamato alle armi, Il 9 dicembre 1940 viene arruolato a Genova nella Scuola Allievi Sottoufficiali e, dopo un anno, viene inviato a combattere sul fronte russo nel Commissariato Militare dove viene promosso sergente maggiore per meriti militari. Olindo riesce a superare indenne questi anni e si congeda nel 1944 con i gradi ottenuti in battaglia.
Alla fine del conflitto, Olindo Meneghin, ormai uomo fatto e forgiato dal conflitto, raggiunge per la prima volta Milano e applica le competenze e l’esperienza da pasticcere presso la Motta. Dopo qualche anno però, decide di tornare a Padova e continuare il suo percorso vicino al paese natale. Nel 1951, a soli trent’anni e con una guerra alle spalle, Olindo è già primo pasticcere del Caffè Pedrocchi del quale cura la riapertura dopo la pausa bellica e la ricostruzione.
L’esperienza in un ruolo gestionale fa si che Olindo da Padova ritorni a Milano a lavorare ancora alla Motta ma questa volta ricoprendo ben altri compiti. Nella celebre azienda meneghina cura infatti tutta la produzione di panettoni, pandoro e lievitati. Nell’ambiente dinamico della Milano del boom economico Olindo si fa presto un nome e una reputazione sotto la guida di Angelo Motta, l’imprenditore milanese che Olindo amava ricordare cosi: “Angelo Motta era un grande imprenditore, e lavorare da lui mi ha dato grandi soddisfazioni; per la mia parlata veneta mi chiamava confidenzialmente el venezian”.
La fama di Meneghin arriva frattanto anche a Badia Polesine. Dunque, nel 1956, Dino Golfetti lo chiama per rilanciare il vecchio biscottificio di via Vittorio Veneto, con l’obiettivo di introdurre la produzione di panettoni, pandori, colombe e lievitati.
La vita privata del già stimato pasticcere è frizzante e piena di successo quanto quella lavorativa. Nel 1950 aveva messo su famiglia, sposando Gina Revelin (classe 1929) a Schio e trasferendosi con la giovane consorte a Padova. Nel 1951, la coppia dà alla luce il primogenito Paolo, nato a Correzzola (PD), il quale apprende il mestiere dal padre nella sua attività di Badia oltre a dedicarsi alla vita politica del paese ottenendo indubbi consensi per oltre un decennio nel quale ricoprirà prima la carica di assessore e poi quella di sindaco dal 1985 al 1995. Nel 1954, a Padova nasce la secondogenita Luciana. Mentre dal matrimonio del figlio Paolo con Teresa Furin nasceranno Riccardo e Anna e da quello di Luciana con Ezio De Carlo, Andrea e Lucia.
Arrivando a Badia dalla Motta di Milano, Olindo Meneghin porta con sé il primo grande compagno della sua vita: il lievito prodotto nel 1944. Inoltre, da Golfetti nel 1956, mette a punto un altro lievito, che ancora oggi caratterizza le produzioni all’ex Golfetti (ora Idb) e continua ad essere impiegato nelle due pasticcerie “San Remo” di Badia Polesine e Lendinara. La moglie Gina ricorderà l’amore paterno di Olindo per il lievito con queste parole: “Vuole più bene al suo lievito che a sua moglie”.
Olindo Meneghin incide il suo nome nella tradizione pasticcera italiana grazie alle sue conoscenze profonde del lievito. È un grande esperto di lieviti tanto che in Italia è considerato uno dei più profondi conoscitori di questo importante elemento vitale: “Spesso faccio analizzare il Ph del mio lievito e prima di conoscere l’esito ne anticipo la gradazione che sempre corrisponde o è sbagliata di pochi decimi da quella di laboratorio. Posso dire che solo un buon lievito permette di evitare nei prodotti lievitati l’uso dei conservanti. Quando vado in Giappone porto con me i miei lieviti in contenitori termici che poi faccio mettere nei frigoriferi di bordo. Le prime volte dovevo spiegare, divertito, che non si trattava di bombe: ora mi conoscono bene e non ci sono più problemi”.
In pochissimo tempo, alla Golfetti di Badia, Olindo Meneghin diventa Direttore tecnico e responsabile di produzione e così pochi mesi dopo trasferisce in Polesine tutta la sua famiglia. È il 1956, e i Meneghin vanno ad abitare in Palazzo Bari in Piazza Madonna della salute dove rimane sino al 1969, anno nel quale la famiglia si trasferisce nella nuova casa di via Colombano.
Olindo lavora ininterrottamente alla Golfetti sino al 1978, ma nel 1972 anno della morte di Dino Golfetti, apre in via S. Giovanni la Pasticceria Sanemo che diverrà una pasticceria storica a Rovigo. Per sei anni guiderà l’attività in proprio in parallelo con la sua occupazione da lavoratore dipendente. Le indubbie qualità professionali vengono premiate in diversi concorsi nazionali e internazionali e, quando smette di parteciparvi come concorrente, diventa membro di giurie in concorsi nazionali cosi come internazionali. Partecipa tutti gli anni alle fiere di settore di Rimini e Torino dove è ormai considerato una celebrità con meriti indiscussi.
Nel 1984 arriva la svolta internazionale quando il colosso dolciario giapponese Donq lo contatta alla Fiera di Rimini su indicazione di diverse industrie dolciarie.
La Donq, che ora ha 6 stabilimenti di produzione e oltre 200 punti di vendita in tutto il Giappone e a Taiwan, cercava in quel periodo un esperto in prodotti lievitati come panettoni, pandoro, colombe, focacce. In buona sostanza, Olindo Meneghin è l’uomo che cercano. Una delegazione nipponica giunge a Badia Polesine alla S. Remo per rendersi conto del valore del pasticcere e i membri della commissione restano tanto colpiti da invitarlo in Giappone a insegnare loro come si producono i dolci tipici italiani lievitati.
Dal 1984, ogni anno e anche per due volte all’anno, Olindo Meneghin si reca nel Paese del Sol Levante per tenere corsi di aggiornamento e per seguire le produzioni della Donq. Il pasticcere e imprenditore italiano ottiene un successo sempre crescente. Del suo contributo inizia a servirsi anche la multinazionale delle distribuzioni Mitsukoshi che, a partire dal quel 1985, lo invita a tenere prove dimostrative a Tokio presso il proprio mega centro commerciale di Tamagawa e negli altri grandi magazzini.
In Giappone, il pasticcere badiese è ormai familiarmente chiamato “Olindo san” e il successo su larga scala arriva anche in Italia. “Olindo san” viene quindi invitato a partecipare a trasmissioni radiofoniche e televisive molto note come “Radio anch’io” e “Chiamate Roma 3131” di Gianni Bisiach, oppure “Piacere Raiuno” con Elisabetta Gardini; giornali e riviste parlano di lui a più riprese innamorandosi delle capacità del pasticcere.
Nel settembre del 2000 la Donq apre a Hiokoama, alla presenza di Olindo e della moglie Gina, la Casa del Panettone e del Pandoro denominata “House Sanremo” in onore della pasticceria storica di Rovigo di cui Meneghin è il fondatore e il proprietario. I responsabili della Donq consegnano due diplomi a Olindo Meneghin: uno nel 1985 e l’altro nell’ottobre del 2003.
Nel primo diploma sta scritto: “Lei Maestro Olindo Meneghin, dal 14 aprile fino al 2 maggio 1985 per circa 20 giorni, ha dato insegnamento tecnico da grande maestro dell’arte dolciaria italiana alla Donq Spa. Qui, la Donq Spa ringrazia e rispetta per la sua alta tecnica e insegnamento e ha il piacere di tenere buona amicizia e cordialità anche nel futuro. Il presidente Yukio Fujii”.
Nel secondo attestato, anno 2003, l’amministratore delegato della Donq, Keisuke Sakai scrive: “Illustrissimo Commendatore signor Olindo Meneghin, Ella, per ben venti anni, si è prodigato nell’insegnamento dell’arte pasticceria italiana presso la nostra società Donq. Per merito dei Suoi insegnamenti, impartiti con tanta accuratezza e passione, abbiamo appreso a fare diversi dolci tipici italiani quali panettone, pandoro, ecc. Pertanto desideriamo esprimerLe con questo attestato di riconoscenza, i sensi della nostra profonda gratitudine”.
Intanto, anche le onorificenze italiane non tardano ad arrivare: nel 1978, Olindo viene insignito del titolo di “Cavaliere della Repubblica”; il 2 giugno 1999, Olindo Meneghin, con decreto del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e dell’allora capo del Governo Massimo D’Alema, riceve l’onorificenza “Ordine al merito della Repubblica Italiana”; il 29 dicembre 2001, il presidente Ciampi e il capo del Governo Silvio Berlusconi insigniscono il pasticcere del titolo di “Commendatore”. Infine, la municipalità badiese lo riconosce “Benemerito del Lavoro 2004”.